lunedì 5 novembre 2012

le vite degli altri

immagino sempre dei segreti inconfessabili nelle vite che incrocio.
immagino vizi ridicoli o paure ingiustificate.
costruisco storie da un paio di mani. o da una borsa.
di solito sono storie tristi.
lo faccio da che ho memoria.
da quando ragazzina tornavo a casa da scuola in metro. e osservavo la gente.
a volte vorrei non farlo.
a volte mi rovino la giornata.
come ieri.
che c'erano questi due, venuti a stare da me per 5 giorni, francesi.
un uomo e una donna. lui di origini italiane, napoletane.
lei grassa, brutta anche.
lui preciso, pulito, ordinato. impeccabile.
lui non ha mai incrociato il mio sguardo.
quelli che non ti guardano negli occhi io li trovo inquietanti.
come se se davvero gli occhi fossero lo specchio dell'anima uno che non ti guarda non ce l'ha un'anima. o non vuole fartela vedere.
comunque.
lui non mi guardava. non mi ha mai guardato, neanche una volta. e stavamo lì a gestire formalità, soldi, documenti.
e lui occhi a terra.
e allora sono andata via e pensavo che lui era un maniaco ossessivo e paranoico e quelle robe là che mi faceva trovare la grassona fatta a pezzi nella vasca.
e invece dopo i 5 giorni torno a prendere le chiavi e la grassona era ancora viva.
e loro avevano usato tutti e due i letti.
ma uno era praticamente solo scoperto, con le lenzuola pulite e ordinate.
e allora gli ho visto dentro lo stesso a lui, anche se non mi aveva guardato negli occhi.
nessun mistero, nessuna paranoia, nessun serial killer.
solo un uomo medio con l'amante.
che si vergognava.
che finge di aver dormito in due letti.
finge con me, che solo gli ho fittato l'appartamento.
un uomo medio che non li alza più gli occhi, chissà da quanto.
e mi è venuta addosso tutta la tristezza del mondo.

e niente.

preferivo il serial killer.

64 commenti:

  1. lo guardo anch'io quell'uomo, v.
    gli cerco le mani. poi guardo lei e cerco su di lei la forma che ho letto nelle mani di lui. lei è brutta ed è grassa, lui è preciso e ordinato ma soprattutto è triste.
    come se dietro ad un amore per una donna brutta e grassa debba per forza esserci del dolore. come se un letto usato per finta non fosse altro che un altare all'ipocrisia di due clandestini.
    fingono con te, forse fingono con loro stessi, forse la storia che hai letto non è la loro storia ma è la storia che avevi bisogno di leggergli addosso.
    o quella o il serial killer. ma il serial killer è più rassicurante, il serial killer è lontano da noi, il serial killer esiste solo nelle statistiche.
    non c'è nulla di v. in quell'uomo. non c'è nulla di v. in quella donna. mentre forse in v. c'è qualcosa del serial killer, la curiosità per la vita, anche se non per quella levata, ma per quella che viene, ogni giorno.
    e forse la necessità, il bisogno del controllo.
    da dove viene quella tristezza, v. tu lo sai quali percorsi hanno evocato quei due dentro di te?

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    1. ora sei tu che li abbassi, v.
      scusami.

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    2. no red, mica ci si scusa qua a casa mia?
      non mi piacciono le scuse.
      :)

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  2. M'hai fatto venire la tristezza pure a me.
    Ma per il fatto che non ti ha guardato.
    Mo vengo io. Vediamo quante volte ce incrociamo gli occhi.
    Ancaffulvo

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  3. Ah, che cristoddio non riesco mai ad essere il primo nei commenti.
    Stavolta il FOTTITI, va a Red e alle sue droghe psichedeliche.

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    1. ti svegli tardi mon amour, troppo tardi.
      e poi non lo sai che red appare solo di notte??

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    2. Come i Vampiri, i Classici di (merda) Rete 4 e la fame alcolica?

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  4. Per esperienza personale e consolidata, ti dico che se uno si vergogna una grassona non la porta da nessuna parte. Secondo me sei tu che pensi che lui si dovesse vergognare (visto che la chiami grassona con disprezzo) e quindi hai dedotto vergogna dove magari non ce n'era neanche un po'.

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    1. e tu immagini disprezzo dove non ce n'è.
      lei era grassa, oggettivamente. e brutta anche, ma non perché grassa. io non l'ho detto almeno.
      magari lui si vergognava per la moglie e i tre figli che lo aspettavano a casa, magari.
      e allora si, secondo me dovrebbe vergognarsi.

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  5. magari voleva ucciderla, ma poi se l'è solo scopata...
    era comunque meglio il serial killer.

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    1. troppa fatica occultare il cadavere.

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    2. ci avrebbe messo mesi...

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    3. prima o poi te ne saresti accorta...
      scioglierla nell'acido?

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    4. il suo grasso l'ha salvata da una fine indegna.

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  6. Effettivamente il serial killer era meglio.
    Anche perchè guardarsi negli occhi è una ficata.

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    1. mi devo preoccupare??

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    2. Del fatto che io possa essere un serial killer o che possa guardarti negli occhi!?!? ;)

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    3. che tu possa essere un assassino, seriale o meno.
      negli occhi già ci guardiamo noi, tutti i giorni. è questo che facciamo qui, no?

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  7. le vite degli altri sono un gioco che a volte è difficile.
    rivela di noi più di quanto riveli degli altri.

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    1. sempre è difficile.
      a volte è anche triste.

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  8. siccome sono una che non ce la fa a farsi solo la propria di vita...
    anzi, voglio essere onesta fino in fondo: meno mi appaga e più mi smarona quello che sto facendo in un dato pezzetto di vita più mi faccio beatamente le vite degli altri.
    dicevo che siccome sono una che non ce la fa (etc etc) mi chiedo spesso che impronta lascio di me negli occhi e nelle stanze che lascio. quando sono in giro per lavoro forse non lascio che un'impronta di rappresentanza, in altri posti ho lasciato cose come se fossero pezzi di cuore, in altri ci ho lasciato il cuore talmente a pezzi che non ce la farei a ritornarci.
    in un b&b a napoli credo di aver lasciato una delle impronte più tristi della mia vita.
    V. a Napoli prometto che ci torno felice e vengo da te:-*

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    1. torna a Napoli.
      e io ti faccio felice e contenta.

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  9. cazzo, che aveva la faccia di toni servillo, aveva, mentre ti leggevo!

    uomo medio. serial killer. io lo so, cosa preferisco: le persone immaginate da te.

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    1. lui. ma con più capelli.
      e il suo viso già sfuma, come ogni uomo medio che si rispetti.

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    2. bello leggerti, a te.
      :-*

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    3. è per te che scrivo, io.

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    4. non è vero. ma mi piace crederci.

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  10. mi avete fatto ricordare di un racconto di Scerbanenco.
    una storia in cui un rappresentante di coltelli e un altro tale provano le lame su di una ragazza in una stanza d'albergo.
    brividi.

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    1. non a casa mia, ti prego.

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    2. @ red: Hai ragione!!! Un racconto bellissimo però (adoro Scerbanenco)

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    1. cosa, precisamente?
      anche tu sei un serial k, anche tu vai con l'amante? anche tu preferivi il serial killer al bastardo fedifrago?

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  12. Un post simile al tuo per la parte iniziale, giace nelle mie bozze in attesa di tempi migliori da tempo immemorabile e ci resterà ancora per un bel po'.

    Condivido con te l'abitudine di immaginare che storia si cela dietro i volti che incrocio, viaggio spesso e leggere in movimento mi fa salire la nausea. Non amo chi si infila le cuffie e tiene su gli occhiali da sole mentre si viaggia con altri, e io infatti non lo faccio. Il mio sguardo è quasi sempre perso nel panorama attraverso il finestrino e la mente lontana anni luce, poi dopo un po' mi annoio di pensare ai cavoli miei e mi faccio quegli degli altri anche se solo immaginati, un'occhiata veloce e i dettagli sono miei, sono un'ottima osservatrice e poi la trama del romanzo si dipana.

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    1. la nostra non è un'abitidine, è una malattia.

      ben arrivata.

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    2. Spero non incurabile, che a volte è più facile guarire che levarsi un'abitudine o vizio che sia(che in questo caso almeno non uccide).

      Grazie

      A presto,

      Artemisia

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  13. quoto il K. è bello leggerti.
    Comunque io una grassona non l'avrei MAI fatta entrare in casa.
    Mi fanno senso, come le locuste.

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    1. sei un uomo cattivo, lo sai?

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    2. questa è una dichiarazione d'amore!

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  14. Secondo me un ipotetico serial killer negli occhi ti avrebbe guardata, eccome.
    E lui non era medio, ma solo mediocre.

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  15. Lui, probabilmente é uno stronzo se é come dici tu. Grassona però in italiano é un termine dispregiativo e lo hai scelto tu. Non io. Quindi io ho fatto una constatazione, non ho immaginato niente. Il disprezzo é in quella parola, non in altro. Niente di nuovo per carità... credo però che dovresti capire il mio punto di vista considerati anche i commenti a seguire. Forse questo tema io lo prendo troppo a cuore e forse le persone come me vengono prese per il culo continuamente senza una ragione. Come vedi che c'é uno che scrive che facciamo senso come le locuste. Che si.. la gente scherza.. però molti il disprezzo verso un'esteriorità del genere ce l'hanno eccome. Quindi visto che il tuo blog lo leggo spesso, mi son sentita di dire il mio pensiero che per una volta non era in accordo con te. Se non si può e la cosa t' infastidisce, eviterò di dire la mia. O commenterò solo se in accordo. Ciao

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    1. ti assicuro che non c'era disprezzo. e, come vedi, io dimentico che sei grassa perché per me conta zero.
      si faceva della facile ironia, e mi dispiace se questo ti ha ferito. mi dispiace davvero.
      sentiti libera di dire sempre quello che ti pare qua a casa mia. chè è il confronto che fa vivere i blog, altrimenti diventa un farsi pompini a vicenda e amen.
      e poi vedi, sono stata leggera e credo sia un bene che tu me l'abbia fatto notare.

      ma lui è comunque uno stronzo, secondo me.

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    2. Com'è sta cosa dei pompini?

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  16. Anche a me piace inventare storie guardando gli altri, ho sempre pensato che ogni persona fosse un portatore sano di storie ma non mi intristiscono, sono io che le credo, anche se incontro uno stronzo...ma per dare dello stronzo a qualcuno, ti assicuro che ce ne vuole, per me. Lui, per esempio, magari era un serial killer per davvero, magari lo era lei, magari lui aveva tre figli a casa ed una moglie, in realtà non importa, ognuno ha i proprio motivi, a volte, per fare le cose, in quel momento l'importante è la storia :)

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    1. l'importante è pure non ammazzare nessuno in casa mia, però.

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    2. Ah beh, anche questo è vero, devo ricordarmelo se ho necessità di far fuori qualcuno, indove sarebbe? :D

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  17. sono passati dieci anni.
    è accaduto a Napoli.
    non si è mai saputo come sia accaduto, la dinamica esatta. la cosa è successa velocemente, una corsa tra auto, un inseguimento, un semaforo bruciato.
    il risultato fu due morti. turisti, dissero. erano francesi. subito si pensò fossero insieme, i documenti dicevano altro. ma alloggiavano nel medesimo albergo, poco distante. si pensò fossero amanti.
    nel portafoglio di entrambi furono trovate foto di famiglia, erano entrambi sposati: da pochi mesi lei, da cinque anni lui.
    le indagini si chiusero con un nulla di fatto. le famiglie furono informate, non se ne seppe più nulla.

    Parigi. aprile 2012.
    un uomo ed una donna siedono in un caffè. hanno lo sguardo vuoto.
    il corpo di lei non è quello di una volta. il dolore l'ha avvolta, ne ha cambiato i lineamenti, ne ha gonfiato i fianchi. era bella, lei. si era sposata appena preso il diploma con l'uomo dei miracoli, quello che avrebbe potuto sposarle tutte, volendo. eppure aveva scelto lei. era bella ed era innamorata. sognava un giorno di andare a vivere nel sud della francia, forse in italia, aprire un ostello.
    lui è un tipo che l'occhio più attento definirebbe normale. pulito, ordinato, un uomo che ha rinunciato a vivere, un uomo medio.
    dieci anni prima era diverso. dopo la laurea aveva trovato impiego in una multinazionale negli anni in cui le multinazionali venivano stravolte da continue ristrutturazioni. e ad ogni passaggio era stato l'uomo su cui puntare, l'uomo giusto al posto giusto. vincente nel lavoro aveva vinto anche in amore. aveva sposato una donna di qualche anno più giovane di lui e di una bellezza disarmante. lui era una persona in vista, lei la sua giovane moglie, per cinque anni erano stati la coppia più seguita dai tabloid cittadini. unica ombra, non potevano avere figli. avrebbero fissato un appuntamento in un centro specializzato, non appena lei fosse tornata dal viaggio in italia, quel maledetto viaggio in italia, a trovare una sua amica d'infanzia.
    così aveva detto.

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  18. i due sono seduti l'uno di fronte all'altra ma è evidente che non hanno molto da dirsi.
    dopo anni è stata lei a cercarlo. ad uscire dal silenzio, a cercare un senso.
    ma ora sa. che non c'è risposta. non lì.
    per un po' aveva pensato che avrebbe cercato quell'uomo e avrebbe riscosso con lui il credito della carne. forse avrebbe potuto anche riuscirci, se lo avesse fatto prima, prima di tutti quei chili, prima di tutto quel lento e implacabile cesello distruttivo del dolore sui suoi lineamenti.
    quando era arrivata la notizia il vuoto iniziale aveva lasciato posto solo ad un altro dolore più grande, il sapere che il proprio compagno non era andato da solo, in italia. erano morti entrambi senza lasciare risposte. senza lasciare parole.
    lui, dopo l'evento, non era più lui. non lo sarebbe più stato. i suoi occhi avevano perso la luce, la sua volontà aveva perso ogni movente. più volte si era chiesto se non avrebbe preferito essere lui a morire così. neppure il rancore era riuscito a fornirgli un motivo per vivere. da dieci anni si limitava ad esistere. aveva cominciato a perdere treni su treni, ritornando in breve ad essere quello che da piccolo i suoi genitori avevano sempre pensato che sarebbe stato. un contabile. nulla di più.
    la lettera che quella donna gli aveva scritto non fu una sorpresa. nulla poteva più sorprenderlo. non esiste nulla che possa sorprendere un uomo incapace di alzare lo sguardo.

    non parlano molto, non devono dirsi molto. le lettere scambiate negli ultimi mesi continuano a parlare.
    hanno deciso. a novembre andranno in italia, insieme. cercheranno una camera in quella città, vicino al luogo in cui le loro vite furono interrotte dal destino altrui.
    staranno per i giorni necessari a vedere i luoghi. a respirare l'aria, a permettere all'assenza, finalmente, di prendersi cura di loro.
    prenderanno una camera con due letti. ma lei già sa che non userà quel letto. lei che da dieci anni dorme sulla sedia di fronte alla porta, con una coperta e mille domande, da fare al suo uomo quando rientrerà.

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  19. mi hai fatto venire i brividi.
    sei bravo.
    più di me a immaginare storie.

    comunque un mio conoscente ha avuto una storiaccia simile.
    che la vita di diverte alla nostre spalle, spesso.

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  20. non sono affatto bravo a immaginarle, v.
    io semplicemente le vedo affiorare.
    e le ricopio.
    io faccio solo questo.
    e i brividi li ho avuti anch'io, rileggendo.

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    1. Mi hai ricordato un film, con Harrison Ford, nemmeno un bel film, tu lo hai sicuramente scritto meglio, con un finale migliore

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    2. comunque anche un suo conoscente ha avuto una storiaccia.
      niente di che.
      forse il suo conoscente è Harrison Ford.
      grazie Baol, quella storia viene dalla tua spinta messa appena sopra.

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    3. (v. salutaci harrison, eh. e scusa se ho abusato del tuo spazio. mi conterrò, in futuro, promesso).

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    4. non lo fare. mi è piaciuto.

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