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martedì 22 ottobre 2013

quando ero piccola

mia nonna a volte per merenda mi metteva del caffè in un piatto e poi mi dava una fetta di pane da bagnarci dentro.
di piatto la fetta di pane, la dovevi bagnare su tutto il lato.
ci ho pensato e ho risentito l'odore il sapore e quel sentirsi grandi con il caffè.
e ho pensato anche che mia nonna è ancora viva. è del '17. ha mille anni. e io non la vedo da quanto? ogni tanto la sento.
ho pensato anche che spero i miei figli siano nipoti migliori di me.

martedì 17 settembre 2013

l'america

l'unica cosa che può giustificare una distanza così è una felicità enorme. quindi cerca di esserlo. felice dico. provaci molto per favore. e provaci sempre.

per favore.



mercoledì 6 febbraio 2013

buona vita



e niente.
lui si sposa.
e quindi passa a pieno titolo da ex fidanzato di v. a marito di (a proposito, marito di??)
e niente.
buona vita.




giovedì 31 gennaio 2013

l'australia

è stato il mio primo viaggio intercontinentale.
il primo, e non avrei più smesso.
avevo venti e pochi anni, mai uscita dall'europa. e australia.
mi fa ancora un po' impressione a dirlo così.
chè è lontana oh, l'australia.
il biglietto unmilioneeottocentomilalire.
soldi, erano soldi.
io recuperai solo quelli. per il resto avevo un fidanzato ricco.
no, avevo un fidanzato con un padre ricco.
facevano un cosa fighissima, quelli degli autonoleggi.
si chiama relocation. ti fittano un mezzo, ma tu devi portarlo entro una certa data in un certo posto. i tempi sono molto stretti, quindi non è che puoi rimanere 4 giorni nello stesso posto per dire, ma te lo fittano a 10 dollari anzichè a 100. è figo.
io l'ho girata così, in camper.
le autostrade a 6 corsie, le cascate, le isole di sabbia, la barriera corallina, la baia di sidney, gli aborigeni. ayers rock.
il deserto.
ce l'hai solo la prima volta. se ti dice culo al massimo il secondo viaggio ne hai ancora degli scampoli.
ma lo stupore, quello stupore non ti torna mai più.
guardare tutto come se non fosse vero.
che cammini con il naso in aria, che non ci puoi credere. che vedi cose.
che c'hanno le spiagge artificiali in centro città.
che tocchi i delfini, e fate il bagno insieme.
che sulla spiaggia ci sono i pellicani, coi loro occhi enormi, neri.
che anche ai tavolini dei bar ci sono degli uccelli, grandi, e colorati, e mai visti. e i cartelli non date da mangiare agli uccelli.
che il diavolo della tasmania esiste, ed è anche più brutto di quello dei cartoni.
che hanno il mare più bello del mondo, ma fanno il bagno solo guardando verso il largo. perchè gli squali mangiano davvero i pezzi di gente ingenua. e senza mai allontanarsi troppo dalla riva. e vestiti, ma questo non c'entra con gli squali.
che mentre dormivi buttavano giù le torri gemelle, ma tu lo avresti saputo con nove ore di ritardo. chè neanche ce l'avevi il cellulare.
e non sapevi più neanche se poi riuscivi a tornare a casa o se scoppiava la guerra e allora ciao italia, almeno per un po'.

che fu un viaggio di merda, a stare sempre coi biglietti pronti, a voler tornare a casa, stremata da litigi infiniti. da urla. da insulti. da schiaffi anche.

che vi siete lasciati al ritiro bagagli di fiumicino, poi.

e stasera mi torna in mente, e neanche lo so perchè.
o forse lo so.
è magnolia che mi riporta lì.
ma senza nostalgia.
solo un po' di tenerezza, per quella ragazzina con tutto il mondo davanti agli occhi e così poco alle spalle.
stasera mi manca, lei.

domenica 30 dicembre 2012

vale perde pezzi

ogni giorno, da mesi.
perdo pezzi che sembrano insignificanti.
perdo un pezzo ogni volta che non mi vesto tanto non devo uscire.
perdo un pezzo ogni volta che gli accendo la tivù che non voglio sentirli.
e ogni volta che lo odio perché lui va a lavorare e mi lascia in quest'inferno.
ogni volta che invidio chi ha meno di me, ma può andare a bere una birra se vuole.
perdo pezzi perché questa me non mi piace, e non sono io. ma lo sto diventando, e tra poco non ricorderò più com'ero.
perdo pezzi perché non lavoro, e non succedeva da 15 anni.
perdo pezzi perché sogno libertà, ma non ho più cose da farci.
un altro lo perdo quando vorrei scrivere, ma penso che non ho niente da dire.
un altro ancora quando lui torna, e io gli parlo di pappe e raffreddori e cacche e.
perdo un pezzetto quando a mezzogiorno penso già alle dieci, chè i bambini dormiranno.
un altro quando guardo quel vestito lì ancora con l'etichetta. che magari martedì lo metto, tutta vita vado ai giardinetti.*
o quando come stasera piango su una pappa.
che mi tolgono il fiato, mi sento soffocare.
voglio una leggerezza che non sarà mai più.
lo penso, lo voglio, non lo dico. e un altro pezzo mi lascia.
è stato un anno duro.
mi chiedo solo cosa sarò dopo tutto questo.
cosa si sarà salvato della vale che conosco. e che amavo.
e mi vedo ancora. che spillo birre e impasto biscotti.
ma l'immagine si sgrana. a volte la perdo, mi sfuggono i contorni. non sono più sicura che sia io in quei jeans.
è stato un anno duro.
poi andrà meglio, dicono.
chissà se ci sarò, quando andrà meglio.
spero che abbia ancora la voglia e l'entusiamo e la vita per fare tutto quello che volevo fare io, la vale che sarà lì al posto mio.



*mica ci vado davvero ai giardinetti oh.

mercoledì 17 ottobre 2012

mancanze

eravamo quattro.
con una birra in mano ci raccontavamo le vite.
partivamo, lavoravamo, ci innamoravamo. insieme.
ridevamo.
e crescevamo.
mentre il mondo intorno cambiava.
sceglievamo i nostri futuri.

e fa sorridere a pensarci ora, che io ridevo dei loro sogni.
chè loro parlavano di futuri coi passeggini, gli stessi uomini di allora.
le domeniche in famiglia. i bambini sui tappeti.
e io ridevo. e inorridivo.
e mi facevano paura quei sogni lì.
chè non mi vedevo da nessuna parte.
inquieta, insoddisfatta.
mai ferma, mai piena, mai calma.
io che volevo girare il mondo, io che non volevo invecchiare.
che ho troppe cose da fare, per fermarmi in un posto solo. con un uomo che sia per sempre. in una vita che sia solo quella.

e non le abbracciavo, e non le baciavo.
e non parlavo di sentimenti, chè nessuno me l'aveva insegnato.
e non ho mai dubitato di averle sempre nella mia vita.

ora non ci siamo più.
ci sono rimasta solo io.

g. è scappata. dalla tristezza, e ora è felice. e i nostri figli non saranno mai amici.
s. scappa ancora, da se stessa. lei che sognava abiti bianchi e decine di figli. ora ci parliamo a nove ore di distanza. noi che abbiamo diviso tutto.
f. è scappata da me.

perché la vita ti fa delle cose.
e tutto quello che credevi per sempre sparisce, nello sguardo di un uomo a volte.

e allora devi scegliere.

e quasi mai sono indolori quelle scelte.
ma scegli, rinunci, riordini.
e perdi dei pezzi.

e quei pezzi ti mancano.
e ti continuano a mancare.
ogni cosa bella, ogni cosa brutta.
c'è un vuoto, là in fondo.
c'è qualcosa che non c'è, anche quando non ci pensi più tu.

e non sai se ti manca lei. o se ti manchi tu com'eri con lei.

ma fa male, ancora.

e non l'avresti mai detto, che un giorno non ci sareste state più.
e invece.

lunedì 8 ottobre 2012

le fate

oggi ho portato il vandalo a scuola.
per un'ora siamo stati lì, tra tappeti e costruzioni.
il tempo di farlo ambientare.
il tempo di fargli conoscere gli attibimbi.


posso venire in baccio?
si tesoro, come ti chiami?
maria.
(non puoi abbracciarmi così tesoro. quanto ti senti sola, se mi abbracci così, ed è la prima volta che mi vedi)


il tempo di dire torniamo domani, senza punto interrogativo.
il tempo per farmi ricordare tutti gli odori di quando ero bambina. la solitudine di quelle mattine d'autunno. il vuoto nello stomaco, il freddo nel cuore.
tutti quei bimbi, così sperduti, così soli. minuscoli, costretti a crescere. di già.
mi torna in mente tutto, perché io non ci volevo andare a scuola. io volevo stare a casa con la mia nonna. e non mi importava che ci fosse mio fratello una classe più avanti, io volevo andare a casa. prima possibile.
e allora penso che lo faccio per lui, che gli piacerà stare lì a giocare. in compagnia di suoi coetanei. non sempre con nonni e genitori.
ma.
io non ci volevo andare a scuola.
e allora mi viene il magone.
a pensare a lui là, che magari neanche lui ci vuole andare a scuola.
che deve mangiare da solo.
che deve fare la pipì da solo.
che se si sente triste e mi cerca, non mi trova.
e lo so che ci vanno tutti a scuola.
ma lui è il mio bambino.
e io c'ho il magone.
e penso a tutto quello che dovrà affrontare nella vita, a prove più grandi di questa. a tutte le volte che vorrò proteggerlo e invece dovrò lasciarlo andare.
alla prima ragazza che lo farà soffrire, e a me che non potrò ammazzarla.
a quando uscirà la sera, e io mi sentirò morire finché non tornerà.
penso a mia madre, penso a come deve essere stata dura.
e vorrei tenerli così per sempre, piccoli. piccoli. o almeno ancora un altro po'.
solo ancora un po'.
solo finché non mi passa il magone.

a me.
lui sorride.


amore, andiamo a casa?
no no mamma. tu. io resssto ccà a ocae.
amore, torniamo domani.
no. tu. io ccà.