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venerdì 31 gennaio 2014

bike to school day

avete capito che fanno?
a Torino?
questa cosa qui.
mi piace talmente tanto, ma talmente tanto, ma talmente tanto.
e visto che io sono, diciamocelo, labile, ora voglio trasferirmi a Torino.
magari solo per oggi e poi torno.
(ma magari anche no)

martedì 19 novembre 2013

c'est tout





ci sarebbe la leggerezza di partire in due, di nuovo, dopo anni.
ci sarebbe uno zainetto minuscolo.
si potrebbe raccontare di un aereo che non riesce ad atterrare. e le preghiere di un'atea che vuole rivedere i suoi figli. e due ore che diventato sei.
potrei dirvi di birre pomeridiane come se avessi ancora vent'anni.
o di bagel col formaggio.
ci sarebbe poi da parlare dei jardin du luxembourg, e tappeti gialli che scricchiolano sotto i tuoi piedi.
o anche dei gradini, milioni, della torre di ferro. 720 in realtà. più 720 a scendere. ma quelli non contano, no?
poi c'è il freddo. e cappello. calze. sciarpa. guanti. 
potrei provare a dire dei baci e degli abbracci e delle strette e dell'amore trovato a casa ad aspettarmi. come se fossi stata via dei mesi, invece che due giorni. (no mamma, tre giorni)
e il pain au chocolat. tanti pain au chocolat.
ci sarebbero mille altre cose, tutte chiuse strette strette in due giorni piccoli piccoli. due giorni voluti, aspettati, meritati.
ci sarebbero tutte queste cose, da raccontare.
e poi c'è anche che tutto questo, noi, lo abbiamo fatto in bici. gran parte.
su delle fantastiche bici dal colore indefinito che trovi ad ogni angolo di strada. 
ci sarebbe da raccontare.
la gioia. 
la gioia di andare e quella di tornare.


giovedì 10 ottobre 2013

APP

vi volevo dire che ho trovato un app (app sta tra le 10 parole che odio di più al mondo) fighissima.
ma proprio.
che tu fai una foto a una cosa qualsiasi. e premi invio. e quella, la foto, arriva a uno in una qualsiasi parte di mondo. e poi a te ti arriva una foto da una qualsiasi parte di mondo.
ma non sai da chi, sai solo da dove.
e lo stesso la tua, è una foto anonima da napoli.
capì?
non puoi mettere like, non like, commenti e cazzi.
solo così. scatti, invii, ricevi, ciao.
io l'ho trovato geniale. romantico a tratti.
ditemi che lo amerete, vi prego.
perché l'ho detto a lui, entusiasmo a mille. ha alzato le spalle. cioè, ha alzato le spalle e basta.
gli faccio  com'è, non lo trovi geniale?
mi fa  no. è abbastanza una cagata.

ah, si chiama rando. come random ma senza m.

martedì 30 luglio 2013

va tutto bene

i miei uomini sono andati al pub stasera.
soli.
no mamma, tu no. è una cosa tra uomini.
le donne a casa.
a mangiare sbobbe da mocciosi e a vedere film e a coccolarsi come non si può quando c'è il vandalo in giro.
e poi la dietologa mi ha dato mezzo litro di birra a settimana.
che è una birra media. ma se dico mezzo litro mi sembra tantissimo.
e non pesavo così poco da cinque anni.
e compro vestiti e gonne e costumi.
e leggo roba figa.
e domani esco.
e venerdì pure, coi bimbi dai nonni.

insomma. va tutto bene credo.

mercoledì 17 luglio 2013

ho sedici anni??

ennesimo matrimonio dell'anno.
quello che doveva essere una rottura di coglioni enormi, perché io i matrimoni li detesto, si è trasformato in una serata piacevolissima.
e non per i bimbi che dormono dai nonni per la prima volta.
né per i litri di pessimo vino.
né per gli amici tutti insieme senza figli che sembrava fosse dieci anni fa.
né per il primo piatto di pasta in due mesi, tra l'altro pessimo.
ma perché ho avuto una visione celestiale.
la tipa che all'università aveva le tette più belle del suo anno ha fatto soffrire il mio amico che salutava una volta su dieci perché lei era troooooppo figa che. 
ecco, lei.
è diventata cento chili. 


e non mi convincerete che è da immaturi goderne. no no.

giovedì 24 gennaio 2013

sospiro.

sono andata al cinema.
ieri.
a vedere django.
che ho amato per tutte e tre le ore, nonostante fossi, lo ammetto, scettica.
ma in tre ore non ho guardato l'orologio neanche una volta, quindi mi sa che se un film di tre ore non ti fa guardare l'orologio neanche una volta merita.
comunque la notizia non è questa.
la notizia è che sono andata al cinema.
dopo secoli.
millenni.
certo allo spettacolo delle sette.
e certo, ho dovuto promettere il mondo ai nonni in cambio di quelle tre ori serali.
ma ci sono andata.
e mi sono ricordata quanto mi manca.

sospiro.

giovedì 13 dicembre 2012

oui madame.

prima lezione di francese.
e tutto va bene.

solo mi chiedevo se erre moscia e mazza in culo sono obbligatorie.

mercoledì 19 settembre 2012

ci penso

ci penso. ogni giorno, ogni santo giorno.
per un motivo. o per un altro.
quando mi fanno incazzare.
quando non mi fanno dormire quanto vorrei.
quando vorrei andare al cinema.
quando vorrei mettere lo smalto, e ci vogliono settimane.
quando vorrei vedere i miei amici.
quando urlano.
quando piangono.
quando vorrei del tempo che sia solo mio.
quando la sera dormono, e io sono troppo stanca anche solo per pensare di fare una delle mille cose che ho rimandato a quando avrebbero dormito.
quando la sera sono troppo stanca anche solo per cenare.
quando ci addormentiamo prima di loro.
quando è il compleanno, perché odio le feste di bambini ma mi hanno detto che rubare una foto con la torta di un'altro bambino e metterci la faccia dei tuoi figli non è etico.

ci penso a tutto quello che non faccio più. e a tutto quello che farei, perché mi manca eccome.

ma.
è un attimo. vedo quella mano. piccola e grassoccia. e non è perché è tenera, non è perché è piccola.
è perché è l'esatta fotocopia della sua mano. è quello che mi fotte, ogni volta. trovare pezzi di noi in questi due esserini minuscoli.
ora è la mano. poi è il profilo. o una fossetta.
è scoprirne una ogni volta, nel suo ripetersi da madre a figlio, da te a lui. e ogni volta è sconvolgente la forza di questa rivelazione.
che quei due li hai fatti tu. li hai fatti proprio fatti, come creta. non c'erano, e poi c'erano. crescono, ed è un miracolo che si ripete ogni giorno, sotto i tuoi spesso distratti occhi.

e allora si F., ci penso. ogni giorno. ma senza voler essere altrove mai, neanche un momento.
che è questo che da un senso a tutto il resto.
e credimi, è il senso della vita. davvero.

e ora vomitate pure.

martedì 3 luglio 2012

2.è tutto sbagliato. il rovescio della medaglia

questo post, per la sua estrema leggerezza, potrebbe urtare la sensibilità di qualche benpensante.
me ne scuso in anticipo. 
e comunque sei ancora in tempo per passare avanti senza leggere.



ho visto cose agghiaccianti in questi giorni
le sale operatorie ferme
i medici che fanno turni di 22 ore
le medicine finite
le attrezzature rotte
interi reparti inagibili
gli infermieri passeggianti
le lenzuola sporche
i paramedici a guardare le partite
il primario latitante
i degenti che fumano in stanza

e però.
ho visto anche i medici più fighi d'italia, credo.
giusto per far dimenticare, o perlomeno per rendere più sopportabile il resto (almeno a me, donna in piena salute e con tutti gli ormoni in attività). un concentrato di fighezza rara.
erano secoli che non vedevo tanta bontà tutta insieme.
ma davvero. roba da non credere. e io non mi entusiasmo dal 99, più o meno.

comunque.
per dire.
che a voler trovare del buono nelle cose ci si riesce sempre.


scusa mamma eh.

giovedì 26 aprile 2012

l'attesa

l'altro giorno sono andata dal dentista.
a parte dolore ansia paura insonnia incubi e tutte quelle cose lì.
a parte che io lo odio il dentista e non ci dormo per giorni e giorni.
a parte il fatto che se dio esiste nella prossima vita IO faccio il dentista e lui ha cento carie.
a parte il fantastico cartello.






che cioè ti fanno aspirare il gas esilarante (ma io lo vogliooooooooooooo).
il fatto notevole* è un altro.
sala d'attesa, sedie tutto intorno al muro tipo festa delle medie, tavolino centrale.
e sul tavolino le riviste. 
insomma, per un attimo mi è sembrato di essere finita in una sit-com degli anni novanta.
ma quant'è che non sfoglio un giornale?
carta, inchiostro, foto, pubblicità. 
e allora ho letto il venerdì.
ed è stato molto bello. nonostante fosse vecchio di quindici giorni.
girarne le pagine, sentire l'odore della carta. 
che sono almeno un paio d'anni che leggo solo online.
e allora stamattina sono uscita di casa mezz'ora prima.
sono passata per l'edicola. ho comprato la repubblica.
e ho fatto colazione al bar, cornetto sole caffè e quotidiano. che lusso.
e mi sono sentita a parigi.



*ovviamente notevole per me, per voi sarà 'sticazzi.

lunedì 2 aprile 2012

è lunedì

c'è una bella arietta primaverile.
la Iena ha dormito sette ore di fila.
la bilancia segnava due chili in meno rispetto a lunedì scorso.
ho deciso di non usare più le maiuscole a inizio frase.
lavoro solo mezza giornata.
sono entrata di nuovo nei miei jeans preferiti.
non ho più fame giorno e notte. ora solo tutto il giorno.
il Vandalo ha mangiato tutto il pranzo.
mi è arrivato l'assegno di maternità.
ho comprato una canotta rosa fluo.
non mi sento ridicola con la canotta rosa fluo.
stasera usciamo. e per la prima volta in sette mesi non ci sarà nessuno sotto i trent'anni.
addirittura un concerto.

insomma è lunedì, ma io sono proprio felice.

sabato 24 marzo 2012

amarezza

Tornati.
Da una meritata vacanza.
Di cui poi parlerò.
Forse.
Non oggi.
Oggi parlo del mio lavoro.
Io ho un negozio.
Abbigliamento per bambini.
Una cosa un attimo particolare, da fashion victims in erba.
O da madri con la sindrome da shopping compulsivo.
Di quelle che comprano e non si fanno dare la busta per nascondere la loro droga dallo sguardo severo di mariti preoccupati. Nella borsa dei pannolini.
Qualcuno ha detto che "l'abbigliamento come lo faccio io non è commercio, è poesia".
Che forse proprio poesia non lo è, ma qualcosa di molto simile si.
Perché io compro cose che non venderò, ma che mi piacciono. E che ho solo io in italia. Aziende sconosciute e bellissime. E' che sono frutto di ricerca continua. Di sudore. E fatica. E amore.
Non è che credo che qualcuno possa capirlo, ma così è.
C'è amore in ogni singolo body, in ogni scarpa, in ogni felpa. Rigorosamente una per taglia.
Insomma, ci sto girando intorno, ma lo dirò: il mio negozio è fighissimo.
E posso dirlo ora, perché chiudo.
Decisione difficile. E amara. E triste. Ma soprattutto amara.
Perché ho fatto di tutto, perché ci ho creduto, perché ho fatto debiti e ho aspettato tempi migliori.
A meno di un miracolo, chiudo.
E niente.
Ero in vacanza, e pensavo a casa.
A mia madre, santa sostituta insostituibile, che mi scriveva che "qua è tutto fermo ma tu non preoccuparti che sei in vacanza". E come cazzo faccio a non preoccuparmi se mi mandi un sms così?
Ma aspettare che torno?
E non dormivo. E mi svegliavo con l'ansia e la paura e la tristezza.
E non è mica giusto.
E poi ho deciso.
Ho deciso anche se si è decisa da sola 'sta cosa, che era nell'aria da tempo. Ed era inevitabile.
Ma fa male lo stesso.
Solo che mi sono accorta che dopo averlo detto ad alta voce mi sono sentita meglio.
Ho ripreso a respirare con tutto il diaframma.
Insomma, posso usare la parola sollievo.

E dopo quattro giorni di vacanza sono andata in vacanza.